Riqualificazione paesaggistica del litorale di Bari Sardo

Riqualificazione paesaggistica e messa in sicurezza della litoranea di Bari Sardo, tra la Torre di Barì e Bucca ’e Strumpu

La litoranea di Bari Sardo appartiene a quella geografia di luoghi ordinari che, proprio perché quotidiani, finiscono spesso per sottrarsi allo sguardo dell’architettura. Una strada costiera, un bordo tra pineta e mare, un’infrastruttura minuta e intensamente usata, dove il traffico, la sosta, gli accessi alla spiaggia e la pressione stagionale avevano progressivamente prodotto una condizione di discontinuità. Non un luogo abbandonato, dunque, ma un luogo consumato dall’uso; non un vuoto da riempire, ma un margine da comprendere.

L’incarico nasceva con un perimetro apparentemente definito: rendere esecutivo un progetto definitivo già finanziato. Tempi stretti, risorse misurate, decisioni in parte già assunte. Tuttavia il tema posto dall’Amministrazione non era soltanto tecnico. Quella strada veniva descritta come un’attesa collettiva, quasi un desiderio civico: restituire alla comunità un tratto di litorale capace di tenere insieme sicurezza, accessibilità e paesaggio.

Da qui la necessità di non assumere il definitivo come semplice dato da sviluppare, ma come materiale da verificare criticamente. Il progetto esecutivo è diventato un processo di rilettura dello stato dei luoghi: un lavoro di sottrazione, correzione e misura, più che di aggiunta. Alcune scelte precedenti sono state riviste, altre ribaltate. L’obiettivo non era rafforzare il carattere infrastrutturale della strada, ma ridurne il peso, permettendo al paesaggio di rientrare nello spazio pubblico.

La sezione stradale viene riorganizzata attraverso il senso unico di marcia e il limite di velocità a 30 km/h. La riduzione della pressione veicolare consente di ordinare i flussi, separare le percorrenze pedonali da quelle carrabili e liberare il margine della pineta. I parcheggi, prima diffusi e spesso invasivi lungo il fronte verde, vengono arretrati a monte e ridotti. Gli slarghi costieri cessano di essere spazi residuali per le auto e diventano luoghi di sosta, attraversamento e relazione con il mare.

Il gesto decisivo è la rimozione delle barriere lignee che separavano la strada dalla pineta. La loro scomparsa non produce un vuoto, ma una continuità nuova. Il verde esistente torna a costruire il margine, non più come quinta separata, ma come materia viva del progetto. Cisto, lentischio, fichi d’India e macchia mediterranea vengono conservati e integrati con un planting puntuale a bassa necessità idrica, capace di generare, in alcuni punti, piccoli giardini mediterranei asciutti. Il progetto non introduce un paesaggio altro: lavora con ciò che il luogo già contiene.

Anche gli elementi artificiali cercano una condizione di appartenenza. I corpi illuminanti, disegnati come rami, non si impongono come oggetti autonomi, ma accompagnano il percorso con una luce controllata, valorizzando il verde, le soste e gli accessi al mare. Le rocce in granito assumono un doppio ruolo: sedute informali e dispositivi di dissuasione. Impediscono alle auto di invadere la pineta senza ricostruire una barriera, sostituendo il limite tecnico con una presenza minerale riconoscibile e coerente con il contesto.

Anche il dato economico racconta la natura dell’intervento. Il quadro economico complessivo è pari a 1.956.000 euro, di cui 1.359.156,80 euro per lavori, 18.036,24 euro per oneri della sicurezza e 95.931,29 euro per la fornitura dell’illuminazione. Rapportato ai circa 13.920 m² di superfici complessivamente ridisegnate tra pavimentazioni drenanti (9500 mq), aree verdi e margini riqualificati, l’intervento ha un’incidenza di circa 140 €/m² sul quadro economico generale considerando lavori, sicurezza e fornitura dell’illuminazione.

Questi valori vanno letti dentro la complessità reale dell’opera. Non si tratta di una semplice ripavimentazione, ma di una ricostruzione profonda del suolo pubblico. Una quota rilevante delle risorse è stata assorbita da opere poco visibili ma decisive: sistemazioni fognarie, rete idrica, cavidotti, predisposizioni per l’interramento delle linee tecnologiche, impianto elettrico, pubblica illuminazione, scavi, rinterri e sottoservizi. Quasi un terzo dell’intervento è nascosto sotto la quota finita del nuovo paesaggio stradale, ma proprio questa parte ne garantisce durata, ordine e funzionamento.

Le scelte progettuali sono state forti, ma sempre sostenute da un controllo tecnico ed economico continuo. Analisi dei prezzi, verifica delle lavorazioni, confronto con l’impresa e controllo dell’esecuzione sono stati strumenti indispensabili per tenere insieme qualità architettonica, prestazioni tecniche, sostenibilità del quadro economico e coerenza paesaggistica. Il risultato non nasce da un gesto isolato, ma da un lavoro di precisione condotto dentro un cantiere complesso.

La trasformazione non riguarda solo l’esito costruito, ma il processo che lo ha reso possibile. Il cantiere ha dovuto misurarsi con la vita stagionale del litorale: per due estati i lavori si sono fermati da giugno ai primi di ottobre, lasciando spazio alla stagione turistica, agli accessi alla spiaggia e alle attività esistenti. L’opera si è costruita per fasi, dentro un equilibrio fragile tra urgenza della trasformazione e continuità d’uso.

In un tempo in cui l’architettura viene spesso consumata attraverso l’immagine finale, questo intervento rivendica il valore del percorso: il confronto con l’Amministrazione, la verifica dei vincoli, il controllo del budget, la gestione del cantiere, la capacità di modificare decisioni già prese quando il luogo lo richiede. Una piccola opera pubblica non è mai solo ciò che si vede alla fine. È anche l’insieme di negoziazioni, rinunce e precisioni che rendono possibile quella trasformazione.

Un’opera di questa natura non è mai il risultato di un solo autore. I lavori si fanno in team e i meriti, quando ci sono, vanno divisi tra tutti gli attori coinvolti: una committenza pubblica capace di sostenere scelte non scontate; un Sindaco, un RUP e uffici tecnici lungimiranti; un’impresa che, dentro le difficoltà operative e stagionali del cantiere, non ha mai mollato e si è prestata fino alla fine; un gruppo di progettazione e direzione lavori chiamato a tenere insieme disegno, tecnica, tempi, costi e paesaggio.

La litoranea di Bari Sardo è una piccola infrastruttura pubblica, ma affronta una questione più ampia: come una strada possa smettere di occupare il paesaggio e cominciare a farne parte. Non una strada decorata, dunque, ma una strada resa più lenta, più permeabile, più disponibile alla vita del luogo. Il primo tassello di una strategia costiera più estesa, nella quale la messa in sicurezza diventa occasione di restituzione.

Anno: 2023 – 2026

Sindaco: Dott. Ivan Mameli

RUP: Geom. Francesco Pala

Ufficio tecnico: Arch. Loredana Demurtas

Impresa: Perino Appalti s.r.l., Alessio Perino – Assistente Cantiere: Ing. Marco Nieddu

Progetto e Direzione Lavori: Studio Inhori — Arch.Davide Fancello, Ing. Francesco Columbu, Arch. Agnese Mavuli, Arch. Marco Fois

Archeologa: Dott.ssa Anna Falconi

Geologo: Dott. Pierluigi Fadda

Assistente alla Direzione Lavori: Geom. Andrea Pilloni

Fotografie: Mauro Prevete – Davide Fancello

Render: Studio Forma