Nel cuore montano della Sardegna, a Dorgali, dove è ancora forte la tradizione artigiana sarda, la sostituzione di una pensilina di fermata per gli autobus obsoleta, è stata l’occasione per realizzare una piccola opera di architettura, che ha visto la stretta collaborazione tra progettista, amministrazione e maestranze locali, verso un lavoro di qualità costruttiva e sociale. Il dispositivo, un volume regolare di corten e legno, è collocato ai bordi di una scarpata affacciata sulla valle: un mirador che stabilisce un dialogo visivo e relazionale tra strada, comunità e paesaggio. Le sedute d’autore, realizzate dai maestri artigiani di BAM, sono disposte per favorire la socialità nell’attesa in un nuovo luogo di qualità informale, dove le cose possono accadere.
Il carattere atemporale e dinamico dei materiali, capace di dialogare col tempo e le situazioni, riflette quello del luogo, come nelle misurate opere di dettaglio e decoro che rielaborano in modo contemporaneo i motivi dell’artigianato locale.
L’idea di realizzare un dispositivo minimo di paesaggio nasce da questa esigenza, non semplicemente di educazione all’osservazione dei luoghi, ma di esperimento sociale: un piccolo topos per ‘abitare’ paesaggio: gli inglesi lo chiamerebbero stage, un palcoscenico affacciato sulla platea, dove spettatori e attori, luogo e azione, intrecciano le loro situazioni in modo sempre casuale e non ordinario.
Il dispositivo vuole essere totemico nella sua semplice necessarietà: un involucro disposto ai bordi di una scarpata che incornicia e isola un preciso panorama: il paese con le sue campagne terrazzate e coltivate e i monti sullo sfondo.
Ma la scommessa non sta solo nel proporre un mirador: è anche un luogo dello stare, uno stare minimo e temporaneo certo, legato alle sue funzioni di fermata per i mezzi pubblici e di punto panoramico, che può diventare una ‘stanza comune’, dove ci si incontra, accadono cose e incontri.












